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PILLOLE DI STORIA IN “VERSIONE BIGNAMI” RIASSUNTA E SCHEMATIZZATA: MUSICA BLUES.

Il blues nacque ufficialmente nel 1691, anno in cui mise piede nel Nord America il primo schiavo deportato dalla sua terra natia: l’Africa.

Nel periodo che parte, appunto, dal 1691 fino al 1865 la musica africana inizia a mettere le sue radici nel Nuovo Mondo attraverso l’utilizzo delle polifonie vocali (eterofonie, originarie dei Pigmei), la poliritmia (ovvero ritmi molto presenti e melodie scarne -talvolta addirittura assenti- che diverrà la base su cui si poggerà prima il rock n’ roll e poi l’heavy metal nei secoli successivi), l’assenza di distinzione tra pubblico e ballerini, l’improvvisazione (data dalla tradizione orale), la forma call & response, l’utilizzo della scala pentatonica delle melodie principali ed il rifiuto delle voci pulite (vibrato, grida, falsetto, suoni gutturali -growl-, note sporche…).

Tutto ciò, nei primordiali Stati Uniti, era pressoché vietato eccetto per una zona: Congo Square a New Orleans (Luisiana) ma solo fino al 1865.

CURIOSITA’: Proprio attorno al 1865 nacque la batteria: i musicisti delle bande militari, una volta terminata la Guerra di Secessione, abbandonarono sia le armi che gli strumenti, anche per dare un simbolico taglio definitivo con quel brutto periodo della loro vita. I percussionisti (civili) afroamericani ne raccolsero le parti abbandonate e le montarono in modo che potessero venir suonate una sola persona.

Work songs & Field Hollers (dal XVII secolo al 1865)

La vita per un afroamericano era veramente dura all’epoca quindi, appoggiandosi alla loro cultura natia, utilizzavano il canto per cercare di alleggerire, lenire e dare sfogo alle loro sofferenze. Le work songs sono dei canti senza accompagnamento musicale, formate da una voce solista seguite dal coro di ripetizione nella classica struttura call and response del blues che verrà. Veniva utilizzata dagli schiavi che lavoravano principalmente alle ferrovie e nei porti. Dopo qualche secolo, ancora oggi, nelle prigioni, vengono usate le work songs.

Gli hollers (o field hollers) erano, invece, a metà strada tra grida di lamento e canto. Furono i precursori del blues, dalla cui evoluzione nacque successivamente il rural blues.

Spirituals (1740-1865)

Come sintetizza bene il termine, parallelamente alle work songs, si sviluppò questa sorta di musica religiosa fondendo la musica afroamericana della schiavitù con gli inni protestanti. Le melodie primordiali africane erano basate sulla scala pentatonica e si mescolavano bene con le semplici armonie occidentali.

Gli spirituals si dividono in “sorrow songs” (canti tristi e melanconici, molto lenti, il cui tema principale era la condizione di schiavitù) e “jubilees” (canti allegri, veloci e ritmati, con struttura call and response, venivano intonati per festeggiare qualche evento).

Gli spirituals finirono ufficialmente nel 1865 con la legge sull’abolizione della schiavitù emanata dal Presidente Lincoln poiché questi canti rappresentavano la loro vita da schiavi.

Evolverà successivamente nel gospel, dando un senso accademico e colto alla loro musica anche per rendere il genere più “appetibile” ai bianchi americani.

Rural blues (1865-1920)

Questo viene generalmente considerato un genere (o meglio, un sottogenere) del blues ma in realtà è una forma musicale, simile alle worksongs (poiché anche il rural blues è un lamento della propria condizione di vita), costituita da 3 elementi:

1. parte ritmico/armonica;

2. melodia formata sopra la scala blues con armonie dissonanti;

3. struttura dei versi del testo, formata da 3 sezioni da 4 battute l’una di derivazione “worksongs” sulla base dello schema AAB e con il call and response tra canto e strumento.

Tutto ciò deve rimanere all’interno del blues a 12 battute.

Nonostante queste basi, gli arcaismi del rural blues rendono talvolta la struttura irregolare poiché subisce cambiamenti che dipendono da ciò che il bluesman ha da dire (cantare).

Il rural blues è suddiviso in stili regionali:

– Delta Blues: primitivo e rurale, tratta temi molto duri come la segregazione post-emancipazione e l’attitudine divenuta necessariamente chiusa ed introversa per paura delle persecuzioni razziali. I chitarristi Delta blues iniziano ad utilizzare il bottleneck per creare nuovi effetti sonori col fine di rendere sempre di più il proprio strumento come un’estensione della voce.

Tra i maggiori esponenti del Delta Blues troviamo Robert Johnson e Mississippi Fred McDowell.

– East-coast Blues: nell’East coast gli afroamericani respiravano un’aria un po’ meno pesante poiché il razzismo era molto meno presente. Ciò si riflette sulla musica, rendendo il blues più leggero con gradevoli influenze ragtime.

Tra i maggiori esponenti dell’East-coast Blues troviamo Blind Blacke e Sonny Terry.

CURIOSITA’: Nonostante Sonny Terry fosse già attivo musicalmente tra la fine degli anni ‘20 e l’inizio degli anni ‘30 del Novecento, la sua prima registrazione fu del 1944 con gli Union Boys nel loro unico album “Songs for Victory: music for political action”. Prima vera incisione di Sonny Terry da solista avverrà solo nel 1955 con il suo album d’esordio “Sonny Terry’s Washboard Band”.

– South west & Texas Blues: musicalmente lo stile primitivo è molto simile a quello del Delta blues, ma la vicinanza col Messico lo colora di note con influenze latino-americane.

Tra i maggiori esponenti del South west & Texas blues troviamo Blind Lemon Jefferson.

Urban Blues (1920-1943 circa)

Quando gli afroamericani del sud emigrarono verso il nord (Chicago, Kansas city…) e l’ovest (Los Angeles), cambiando l’ambientazione e lo stile di vita, cambiò anche il blues.

Gli arrangiamenti si fecero più sofisticati e vennero introdotti sia il pianoforte che il contrabbasso.

L’urban blues è formato da 4 principali correnti, o “scuole”:

1. Scuola di Memphis: culla del rockabilly la cui star più influente sarà Elvis Priesley.

2. Scuola di St. Louis: prese vita dall’idea di Leroy Carr di unire il ragtime (sorta di blues/jazz per pianoforte, di cui Scott Joplin è considerato l’inventore) con il rural blues.

3. Scuola di Chicago: qui presero forma i concetti di produzione e studio di registrazione. Fu, in questi anni, il centro più all’avanguardia sia per la ricerca di talenti che per le tecnologie di incisione.

4. Scuola di Kansas City: patria dei blues shouters, cantanti dalle voci molto potenti, il cui sviluppo generò sia il rhythm n’ blues che il rock n’ roll.

Modern Blues (1944-1959)

Fu un periodo di transizione in cui si elettrificarono degli strumenti. I produttori discografici ed i ricercatori di talenti “riempirono” anche Memphis e, nel frattempo, Muddy Waters divenne il simbolo del blues di Chicago. Diversamente nella West Coast, il modern blues californiano si fece più complesso e sofisticato attraverso l’aggiunta delle orchestre classiche con i fiati.

Contemporary Blues (dal 1960 ad oggi)

Negli Stati Uniti degli anni ‘50 il rock n’ roll arrivò con tutta la sua forza ed energia, spazzando via in una manciata di mesi tutto ciò che c’era prima. I dischi di musica blues non si vendevano quasi più ed iniziarono, dunque, a provare l’esportazione oltre oceano. I giovani del Regno Unito non avevano mai sentito una musica così viscerale, che nasceva dal ritmo del sangue, ed iniziò così la scoperta del blues americano e delle sue stelle musicali importando 33 e 45 giri a più non posso. Nacquero ben presto musicisti e band inglesi di altissimo livello che, ascoltando nota per nota e cercando di riprodurre il più fedelmente possibile ciò che udivano, riuscirono a carpirne l’essenza tanto da ricrearne l’atmosfera originale, ma in chiave elettrica. Band come Rolling Stones, The Yardbirds, The Animals, The Cream arrivarono immediatamente in cima alle classifiche UK, facendo parlare di sé anche in USA, patria da cui nasceva il loro nuovo sound. Gli statunitensi, stupiti ma entusiasti di questa “British invasion” degli anni ‘60, si ricordarono improvvisamente delle loro radici blues e lo riportarono in auge da qui ai decenni che seguirono, talvolta anche attraverso maldestri tentativi di organizzare concerti con vecchie glorie del passato ma che erano ormai anziani, malati e deboli richiamandoli sul palco dalle case di riposo.


Esistono, però, tra le forme principali di blues, altre due forme che si sono sviluppate parallelamente alle altre.

Boogie-woogie (1917-1940)

Questa forma è suonata al pianoforte, in uno stile molto africanizzato e virtuoso, enfatizza la ritmica ossessiva e la poliritmia. Inizialmente nato come forma strumentale, il canto è stato introdotto successivamente.

Jug Bands (1920-1930)

E’ lo stile più povero in assoluto perché è una miscela di blues e proto-jazz suonato con attrezzi comuni improvvisati a strumenti musicali perché non c’erano abbastanza soldi per acquistali. La tecnica canora dello Scat è nata proprio in queste occasioni, col fine di imitare lo strumento mancante.

CURIOSITA’: Il banjo è nato verso la metà dell’Ottocento unendo le parti rotte di due strumenti: un tamburo da parata (che funge da cassa armonica) e dal manico di una chitarra o di un mandolino.

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